Disturbo Ossessivo-Compulsivo: la gabbia dorata della mente

Molte persone soffrono di Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC); si stima infatti una prevalenza di circa il 2-3% nella popolazione mondiale, ciò significa che circa 1 adulto su 40 soffre di DOC.

Nonostante questo, molte delle persone che vivono questa situazione tendono a nascondere i loro sintomi per imbarazzo, vergogna o timore di essere etichettati.

Possiamo pensare al Disturbo Ossessivo-Compulsivo come una vera gabbia dorata costruita dalla mente: il tentativo di liberarsi dai pensieri ossessivi e dalle emozioni spiacevoli tramite i rituali non è che una mera illusione di libertà che funziona nel breve termine ma imprigiona sempre di più nel lungo termine.

Scopriamo insieme le caratteristiche di questo disturbo e come sia possibile, uscire dalla gabbia creata dalla propria mente tramite interventi di psicoterapia cognitivocomportamentale di terza generazione e basati sulla mindfulness.

Che cos’è il DOC?

Il Disturbo Ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e/o compulsioni.

Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi frequenti, intrusivi e disturbanti che solitamente generano molta ansia o un’intensa angoscia.

La persona prova ad ignorare o eliminare questi pensieri, impulsi e immagini o prova a neutralizzarli con qualche altre pensiero o azione.

Le compulsioni sono definite da comportamenti ripetitivi o azioni mentali che la persona sente di dover eseguire in risposta ad un’ossessione o rispetto a regole che devono essere applicate in maniera rigida.

Le ossessioni e le compulsioni occupano molto tempo o causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree della vita quotidiana.

Può provocare un disagio significativo non solo alle persone che ne soffrono ma anche ai loro familiari e conviventi.

Il Doc scaturisce solitamente da normali atteggiamenti come precisione, meticolosità, perfezionismo che si trasformano in un disturbo quando diventano troppo intensi e/o frequenti e causano di conseguenza un forte disagio compromettendo la vita quotidiana di chi ne soffre.

Le Ossessioni

Le ossessioni sono pensieri, immagini, scene o impulsi ricorrenti, persistenti e indesiderati che una persona sperimenta come intrusivi e inappropriati.

Le ossessioni suscitano ansia, disgusto, disagio o altre emozioni spiacevoli che portano la persona a cercare di liberarsene o neutralizzarle eseguendo una compulsione o un rituale.

I temi ossessivi più comuni riguardano:

  • Paura della contaminazione propria o degli altri
  • Paura di fare del male intenzionalmente a se stessi o agli altri
  • Dubbi sul danneggiare indirettamente se stessi o gli altri involontariamente
  • Eccessiva attenzione alle idee morali o religiose
  • Pensieri sessuali sgradevoli o pensieri violenti
  • Eccessivo bisogno che le cose siano in ordine e simmetriche
  • Paura di comportamenti vergognosi o di agire in modo inappropriato
  • Pensiero magico e credenze superstiziose che consistono in pensieri irrazionali e irragionevoli, caratterizzati dal collegare eventi e azioni totalmente scollegati

Le compulsioni

Le compulsioni sono comportamenti ripetitivi o rituali che l’individuo si sente obbligato ad eseguire in continuazione.

Lo scopo di questi comportamenti è prevenire o ridurre il disagio causato dalle ossessioni, fanno infatti sentire la persona più tranquilla o le fanno ritenere di aver fatto la cosa giusta.

Le compulsioni più tipiche sono:

  • Lavaggi (mani, doccia) e pulizia (casa, vestiti, oggetti,…)
  • Controllo (che le porte siano chiuse, che il gas sia chiuso,…)
  • Ordine e disposizione delle cose secondo criteri di simmetria e perfezione
  • Conteggio secondo certi schemi
  • Ripetizione mentale di parole o frasi particolari
  • Ripetizione continua di compiti, gesti o azioni

I rituali diventano sempre più dispendiosi e gravosi, rafforzano l’ossessione e creano un circolo vizioso che conduce ad un aggravamento dei sintomi ossessivi.

Ciò che inizialmente viene percepito come il rimedio al problema finisce per diventare il vero problema.

La falsa credenza per cui “i rituali rendono liberi” contribuisce all’ instaurarsi di circoli viziosi difficili da abbandonare in quanto creano un’illusione di controllo a cui non si è disposti rinunciare.

I comportamenti protettivi

I comportamenti “protettivi” sono azioni messe in atto con lo scopo di prevenire catastrofi temute o ridurre la sofferenza.

Alcuni esempi:

  • Chiedere continue rassicurazioni
  • Fare i compiti con eccessiva lentezza finendo spesso per essere in ritardo
  • Non permettere a qualcuno di entrare in un luogo particolare
  • Evitare certi oggetti, luoghi, situazioni, persone e/o attività per evitare che si attivino pensieri ossessivi e disagio
  • Prestare attenzione selettiva agli stimoli interni o esterni direttamente o indirettamente associati a paure o temi ossessivi
  • Cercare di essere sicuri dell’accuratezza della propria memoria.

Se ti riconosci in questa descrizione, non esitare a contattarci!

All’interno della nostra Equipe troverai terapeuti specializzati in grado di aiutarti ad uscire dai circoli viziosi in cui sei bloccato!

Interventi basati sulla mindfulness

Il Doc è una vera e propria gabbia dorata della mente perché chi ne soffre è portato a fare di tutto per sopprimere o evitare certi pensieri e/o emozioni ma questo non fa altro che aumentarne la frequenza, l’intensità e l’intrusività.

Gli interventi basati sulla mindfulness aiutano le persone a osservare i contenuti della propria mente in modo accettante, decentrato e immediato, piuttosto che cercare di cambiarli.

In questo modo il potere coercitivo dei pensieri e delle emozioni diminuisce progressivamente fino a scomparire.

Integrare gli interventi basati sulla mindfulness alle terapie cognitivo comportamentali aiuta i pazienti a:

  • Focalizzare intenzionalmente la propria attenzione sul momento presente favorendo l’autoregolazione emotiva e comportamentale
  • Coltivare atteggiamenti mentali come l’accettazione, il decentramento, la defusione, l’auto validazione e la compassione di sé
  • Sviluppare un modo nuovo e più funzionale di relazionarsi ai pensieri e alle emozioni disturbanti.

Con training specifici basati sulla mindfulness i pazienti imparano a sospendere la battaglia contro pensieri ed emozioni così da smettere di impegnarsi in strategie di evitamento inefficaci usate per difendersi dal contenuto dei loro pensieri.

Questo apre una maggiore disponibilità nelle persone anche ad un intervento di esposizione graduale ai pensieri e alle emozioni che solitamente temono.

E’ possibile infatti integrare le tecniche di ERP (Esposizione con Prevenzione della Risposta) con l’utilizzo della Mindfulness portando ad un’esposizione consapevole.

In questo modo la persona, durante l’esposizione diretta agli stimoli disturbanti e ansiogeni, impara a focalizzare l’attenzione sui sensi e/o sul respiro, come un’ancora che consente di restare profondamente radicati nel qui ed ora.

In questo modo sarà più facile vedere la realtà per ciò che è, indipendentemente dai pensieri che insorgono, momento per momento, prevenendo o riducendo il bisogno di attuare i rituali o di evitare gli stimoli negativi interni o esterni.

Allora piano piano, con fiducia e coraggio si comincia ad aprire la porticina di quella gabbia dorata, ad affacciarsi fuori e a muovere qualche passo verso l’esterno… la mano del terapeuta è tesa verso quella del paziente per aiutarlo a muovere quei passi.

Integrare la mindfulness all’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) aiuta a lavorare anche sul processo dell’ accettazione; ovvero sulla capacità di riconoscere un’esperienza interna o esterna con calma e chiarezze decidendo di restare in contatto con essa, senza reagirvi automaticamente o cercare di cambiarla.

Per i pazienti con Doc l’accettazione comporta l’abbandono consapevole dei comportamenti che hanno sviluppato per evitare pensieri ed emozioni spiacevoli.

Accettazione e cambiamento sono strettamente interconnessi, l’accettazione è il primo passo verso il cambiamento. È ciò che permette di deporre le armi, spegnere la lotta contro i pensieri e le emozioni e impegnarsi in comportamenti più funzionali.

All’interno dello studio Firmamentis gli interventi basati sulla mindfulness per il DOC vengono integrati con le terapie cognitivo comportamentali di terza generazione come l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy), la FAP (Functional Analytic Psycotherapy) e la CFT (Compassion-Focused Therapy) in modo da creare un intervento individualizzato e personalizzato sulle esigenze di ciascun individuo.

Se anche tu ti senti imprigionato nella gabbia dorata dei tuoi pensieri contattaci e troverai un terapeuta insieme al quale intraprendere la strada del cambiamento!

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